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Chi scrive lo fa sempre rivolgendosi a qualcuno.

Non esistono libri indirizzati a tutti, cioè universali. Anche quando scriviamo un curriculum vitae lo cambiamo – adattando linguaggio e contenuti – in base all’azienda che lo riceverà. Purtroppo la comunicazione è sempre settoriale, l’idea di una comunicazione che sia adatta per tutti – Across the universe per dirla con le parole dei Beatles – è affascinante ma non è realistica.

Quando ho scritto questo libro mi sono rivolto ai giovani dai 15 ai 35 anni cresciuti nella periferia di una metropoli. Solo loro possono capire appieno i contenuti, le sfumature, le battute e i significati più profondi presenti nell’opera.

Mi sembra di essere stato ancora troppo generico. Diciamo che il romanzo è indirizzato ai ragazzi dai 15 ai 35 anni che sono cresciuti nella periferia di una metropoli e che hanno vissuto per strada circondati da “certe” amicizie. Tutti gli altri hanno l’età giusta ma non sono i miei lettori ideali.

Non c’è dubbio che per capire questo o altri libri bisogna aver fatto determinate esperienze. Quando per esempio dico che dopo aver fumato canne per un’intera serata andiamo a casa di un amico a svuotargli il frigorifero, chi non ha mai fumato non saprà cosa immaginare, leggerà velocemente quelle righe o addirittura si soffermerà sulla grammatica e la sintassi. Ma è normale, se non vede o non comprende il contenuto guarderà altre cose, appunto la grammatica, però poi il suo giudizio sarà sfasato.

Ogni scrittore si rivolge ad un certo pubblico e vuole ricevere giudizi solo da quel pubblico, gli altri piscerebbero fuori dal vaso.

Che intendo per “non sa vedere il contenuto”?

Il mio lettore ideale leggendo quelle righe ripenserà alle cazzate che ha fatto a casa dei suoi amici per colpa della fame chimica, di sicuro si ammazzerà dalle risate. Invece un 50enne che non ha mai vomitato a casa di un amico, che non gli ha finito gli avanzi della cena, che non gli ha svuotato il frigo con tutte le prepotenze annesse, ecc. non può capire dov’è il divertimento e quindi criticherà altre cose, per esempio lo stile e la grammatica.

5) A chi è indirizzato questo libro? Qual è il lettore ideale di questo romanzo?

Alcuni lettori, quando leggeranno che con l’aiuto dei tifosi sfascio i negozi dei musulmani, si metteranno a ridere, il loro commento sarà: "una cosa del genere è assurda!" Chi invece ha partecipato ai cortei calcistici avrà visto gente che svaligiava e distruggeva i negozi con una semplicità inaudita. Quest'ultimo è l'unico lettore che riuscirà a capire le dinamiche e a trovare un senso a quello che ho scritto. E questo potrebbe accadere in tantissime altre parti del libro. Chi non ha mai fatto una carica o partecipato ad un pestaggio, non è mai stato in un night club, ad un concerto metal, da un meccanico romano, che non ha mai fumato una canna, ecc. non può capire appieno questo libro.

Per me è importantissimo che il romanzo arrivi nelle mani giuste. C’è questa convinzione che i libri siano per tutti ma non è vero. Come ho detto prima non esiste un libro universale, e questo perché scrivere significa comunicare, ed ogni comunicazione ha un diverso destinatario, quindi un diverso linguaggio e contenuto.

Una persona mi aveva detto di riscrivere il romanzo in modo più articolato e con un linguaggio meno volgare, così da poter ampliare il range di lettori. Io gli ho risposto che il mio libro è indirizzato ai ragazzi di strada e quindi contenuti e linguaggio sono perfetti così come sono. Tutti gli altri, a prescindere dal linguaggio, non lo capirebbero comunque, quindi perché dovrei essere masochista?  Perché dovrei attirare gente che fraintenderebbe il libro e che commenterebbe pisciando fuori dal vaso?

Quell’idea antica che un libro deve essere scritto in un italiano perfetto appartiene al mondo del passato, a quel mondo dove lo spazio e il tempo erano assoluti. Oggi non esiste niente di assoluto e certo, niente di universale, c’è il particolare e il relativo. Il libro "per tutti" non esiste, esiste il libro per i ragazzi di periferia, per i camionisti arrapati, per gli alcolizzati, per gli artisti, per le zitelle, per le fan di tizio, per i ventenni, per gli innamorati, ecc. Mi fanno ridere i saccenti che commentano in modo negativo i libri degli youtubers. Quei libri sono indirizzati ai loro fan, non hanno pretese universali, eppure questi scemi comprano quei libri e poi ovviamente li criticano. Ma è normale, se sei un estraneo puoi solo pisciare fuori dal vaso, ogni tuo commento è fatto seguendo la regola che i libri devono essere scritti in un linguaggio universale. Vecchie concezioni dure a morire.

6) Qual è il punto di forza di questo romanzo? Perché dovremmo comprarlo?

Il punto di forza l’ho scoperto facendo leggere il libro ad un amico. Ha impiegato più di tre settimane – e per avermi tenuto sulle spine fino all’ultimo gli auguro tutto il male possibile... ovviamente scherzo :D – poi finalmente si è deciso a contattarmi e mi fa: “Sai qual è la cosa che mi ha colpito di questo romanzo? Che Matricola è imprevedibile. Alla fine di ogni capitolo non sai quello che farà nel successivo. Ma non in uno solo, in tutti i capitoli. Arrivato all’ultima pagina di un capitolo ti viene spontaneo dire: Vediamo che cazzo combina adesso”.

Quando me l’ha detto ho provato a rileggere tutto facendo attenzione a questo elemento di impre-vedibilità ed ho scoperto che aveva ragione. Ma giuro che è venuto casualmente, non ho tagliato i capitoli intenzionalmente né ho fatto altri magheggi da esperto letterato. Ho scritto di getto in quattro giorni e mezzo e la spontaneità mi ha ripagato.

Non so quanti scrittori darebbero il sangue per poter creare questo elemento di sorpresa, quella curiosità “da thriller” che spinge un qualsiasi lettore – anche quello meno appassionato al personaggio e alla storia – a voler continuare la lettura.

Devo ammettere che sono stato molto fortunato. Nella natura c’è la forza di gravità che muove i corpi, nella scrittura è la forza della curiosità a muovere le pagine, ed io sono riuscito a creare questa curiosità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché comprarlo?

Ci sono diversi motivi, a mio avviso i principali sono tre:

1) lo stile e il linguaggio sono semplici e intuitivi, il libro si legge velocemente;

2) è un romanzo d’azione: la storia ha un suo ritmo e il protagonista è imprevedibile, difficilmente il lettore si annoierà;

3) c’è una triplice lettura: quella della storia in sé; quella che descrive una metropoli italiana di inizio secolo (soprattutto il problema dell'immigrazione, che 20 anni fa non era così diffusa e quindi non era molto presente); quella più profonda che riguarda le varie tematiche trattate, soprattutto quelle sociali e culturali.

Insomma c’è divertimento e cultura, un connubio che a mio avviso è perfetto: sa intrattenere e nel frattempo insegna qualcosa. Tutto questo al modico prezzo di 1€ a capitolo.

Se questa formula avrà successo: CAZZEGGIO + CULTURA, allora potrò dire di aver usato un mix vincente e ritenermi soddisfatto. Staremo a vedere...

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