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Ecco, hai usato la parola giusta: è stata una scelta volontaria. Potevo benissimo togliere o sostituire quei "concetti preconfezionati" ma ho preferito non farlo.

In famiglia ho professori e lettori accaniti, mi hanno ripetuto un’infinità di volte che uno scrittore deve sempre evitare di usare i luoghi comuni. Non saprei dire quante volte mi hanno ripetuto che è facile cadere in questa trappola e che un bravo scrittore deve evitarli come la peste: "I luoghi comuni sono una forte tentazione ma distinguono il vero letterato dallo scrittore occasionale".

Ma voglio aggravare ancora di più la mia situazione. Qualche anno fa ho letto il libro di uno psicologo italiano che odia profondamente i detti popolari, i luoghi comuni e tutte quelle affermazioni/ovvietà diffuse tra il popolino. Nel libro prendeva queste affermazioni popolane - una ad una - e poi le confutava. Mi sembra incominciasse con: "L’abito non fa il monaco". Non mi ricordo il percorso psicologico con cui spiegava che “L’abito fa il monaco” però mi ricordo l’odio profondo verso i motti popolari e i luoghi comuni.

Adesso viene spontanea una domanda: Se lo sapevo così bene perché ho voluto inserirli?

Perché il mio lettore ideale adora i luoghi comuni. Ogni giorno ne usa a centinaia, non saprebbe esprimersi o capire senza tradurre tutto con un luogo comune. Il libro è per loro e se a loro piacciono io li metto. O forse avete mai visto qualcuno che invita degli amici a cena e poi cucina qualcosa che a loro non piace? Non avrebbe senso.

Ho evitato l’abuso di luoghi comuni ma non potevo eliminarli del tutto. Per alcuni la mia scelta sarà senza giustificazioni, un errore che declassa il libro, ma per i miei lettori sarà un elemento positivo che renderà il tipo di linguaggio più simile a quello che usano nella quotidianità e quindi più comprensibile.

Quando dico che ogni libro ha il suo range di lettori e che gli estranei non devono azzardarsi a commentare intendo questo. L'estraneo criticherà a priori ogni luogo comune, il mio lettore ideale invece può criticarlo oppure no, è qualcosa che appartiene al suo mondo e quindi può fare un commento più preciso e attendibile. 

Che poi i giovani di oggi vivono di luoghi comuni, bisogna accettarlo, molto di più adesso che negli anni passati. Per un anziano che non è immerso nel mondo giovanile può sembrare solo ignoranza, ma il mio libro non è per gli anziani.

25) Nel libro ci sono numerosi luoghi comuni, perché questa scelta?

26) Ce ne può dire uno?

A me non piace però vedo che è usatissimo tra i miei coetanei. 

Se una ragazza avvenente si fidanza con qualcuno che è un nerd/sfigato/brutto allora lo fa per due motivi: o ha il cazzone oppure è pieno di soldi. È la motivazione che danno loro, e forse hanno ragione.

Lo psicologo che ho menzionato prima avrà sicuramente una spiegazione più razionale e precisa di questa, ma non importa, al mio pubblico piace tradurre tutto con la propria razionalità e con il proprio linguaggio, e a me sta bene così, il libro è stato scritto per loro. Magari il prossimo lo scriverò per quello psicologo e toglierò tutte le frasi fatte...

Volendo ne posso dire altre:

"La donna è il contorno inutile di un buco".

"I milanesi non sanno accentare le vocali".

Mi viene da ridere perché potrei continuare per ore. Sto immaginando la reazione di quello psicologo...

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Però dai, ascoltate questa canzone al minuto 0:20, i milanesi neanche "te" sanno dire, lo pronunciano "thè"... alla pesca o al limone?

In queste "frasi fatte" un fondo di verità c'è sempre, a prescindere da quello che dicono i saccenti rompipalle.

Se l'amore è meno forte dell'odio che covi

quando finisce tutto guarda con chi ti ritrovi...

27) Ci sono delle parti poco attinenti con la storia, come le giustifica?

Sicuramente ti stai riferendo al capitolo sesto, dove la storia non va avanti di un passo.

Ho messo un intero capitolo di riflessioni sociali perché inizialmente volevo scrivere un saggio. Poi alla fine ho scritto un romanzo, però qualche elemento saggistico dovevo pur inserirlo, non ho mai sopportato il puro intrattenimento. Inoltre sono convinto che i romanzi di oggi rispetto a quelli del passato devono offrire qualcosa in più: oltre alla storia fine a se stessa devono avere una lettura più profonda, la classica morale di fondo però espressa sottoforma di saggio.

Questo perché se mi devo intrattenere vedo un film, è molto più comodo e veloce. Non sono in molti a parlarne ma il cinema ha portato via tantissimi lettori. Tutti i romanzi che non offrono una duplice lettura sono da classificare come “sceneggiature” ...e se devo seguire solo la storia dei protagonisti allora aspetto che esca il film, non spreco tempo leggendo "le sceneggiature".

Invece inserendo temi saggistici in qualche modo costringi a comprare il libro, perché grazie a dio i concetti non sono esprimibili a filmati, per ora solo le parole sono in grado di comunicarli.

Se invece la domanda si riferisce a tutte quelle parti dove vado “fuori tema” allora la motivazione è un’altra. Scrivendo di getto spesso sono partito per la tangente – lo ammetto – e ho inserito elementi poco pertinenti con la storia. Moltissimi sono stati tolti, tutti gli altri diciamo che o aggiungevano qualche elemento in più per capire il personaggio, oppure erano frasi cui ero affezionato e che non sono riuscito ad eliminare. Succede a tutti gli scrittori, io non faccio eccezione.

Inoltre due o tre scene - che potrebbero sembrare inutili - mi serviranno per un eventuale sequel. Poi magari non lo scriverò mai, però a differenza dei nostri politici mi piace essere lungimirante. Sono convinto che in ogni 1 ci debba già essere qualche elemento del 2.

Molto spesso si dice che i sequel sono deludenti, ma qualcuno si è mai domandato il motivo? Semplicemente l’autore non è stato lungimirante, nella sua testa aveva programmato solo il primo film, libro, ecc. senza preoccuparsi di eventuali sviluppi, sviluppi che poi sono stati studiati a tavolino e che hanno creato quelle forzature che si sono tramutate in flop pazzeschi.

Ma faccio un esempio pratico. Quelle 10 righe in cui parlo del bunker sono inutili in questo romanzo, eppure non lo saranno nel seguito, sempre se ne scriverò uno. 

A conti fatti di scene “fuori tema” ne sono rimaste poche. Ma sono sicuro che i lettori capiranno le mie vere intenzioni (o comunque capiranno che sono un cazzone), si faranno una risata e mi perdoneranno.

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